LCL

Studenti A e Studenti X


#1

Avete avuto modo di leggere questo passaggio nella prima lettura consigliata?
Cosa ne pensate?
Come educatori/insegnanti come vi ponete di fronte a queste due tipologie di studenti?
Il tema non è da poco perché, secondo me, è attorno a questa dicotomia che possiamo cogliere l’essenza di LCL, lo spirito che lo differenzia da altre visioni e modalità di intendere l’educazione alle/con le nuove tecnologie…


#2

Trattate un essere umano per quello che è e rimarrà quello che è.
Trattate un essere umano per quello che può e deve essere, e diventerà quello che può e deve essere.
Johann Wolfgang Goethe

Questo tema è sempre molto interessante ed è il nocciolo dell’insegnante. In classe gli insegnanti si trovano davanti a studenti con infinite sfumature. Il Personalized learning combinato con PBL permette di sollecitare nuove competenze e sviluppare il talento di ognuno. Per gli insegnanti è molto faticoso perché richiede una grande progettazione e pianificazione che fa corrispondere per ogni ora di lezione 2-3 ore di lavoro prima e dopo.

Il problema è inoltre una società che concepisce che esistano studenti A, B C X e sui pregiudizi che si possono avere su questi studenti. Il peggiore dei pregiudizi è di ritenere il ragazzo come qualcosa di statico; colpisce sia gli insegnanti che i genitori senza avere la comprensione che una persona diviene, si trasforma (i francesi dicono Que est-ce que tu deviens quando incontrano un ragazzo).

Purtroppo spesso i sistemi scolastici (penso al sistema tedesco) incasellano troppo presto gli studenti quando sono piccol,i e se lasciassero libera l’espressione delle loro capacità e sostenessero il talento di ognuno non esisterebbe neanche la classificazione di A o X.


#3

Non credo che il punto sia come ci poniamo di fronte a queste tipologie di studenti. Piuttosto è il come ci poniamo che fa nascere le due tipologie di studenti. La stessa cosa accade nel mondo del lavoro. Fino a che economicamente andava bene avere individui professionalmente preparati e istruiti nell’eseguire direttive, i “creativi” erano i pochi che intraprendevano per l’appunto professioni creative. Il copywriter veniva definito creativo, il businessman no. Stessa cosa per il programmatore. Considerato mero esecutore di funzioni , l’operaio della nuova rivoluzione industriale. Adesso invece si è capito che per affrontare le sfide attuali e quelle future, questo modo di pensare e modellare il mondo dell’apprendimento e del lavoro non funziona. Oggi al workshop di Lego Serious Play, Rasmussen ha presentato questa slide. Secondo me molto esplicativa.


#4

Non sarei cosi sicuro :wink:
Nella maggior parte di aziende che conosco non si è capito per niente e nemmeno a scuola (in linea generale). Nei 13 anni di scuola di mia figlia, soprattutto medie ed superiori si concepivano solo studenti A


#5

In questi ultimi anni si sta dando sempre più importanza ai compiti autentici che mettono in rilievo le diverse competenze degli studenti. Ci vuole tempo per il cambiamento. Negli istituti tecnici questo è più frequente. I licei, hai ragione Adriano,sono tanto indietro in questo.


#6

Il Learner che ha un approccio ‘creativo’ è uno studente sfuggente e difficilmente manipolabile.
Impara, esegue, ma usa la sua testa, e i suoi modi, quindi anche se poi raggiunge l’obiettivo la maggior parte delle volte non è apprezzato se non ostacolato.
E gli allievi continuano a essere studenti A.
Per troppo tempo sono stati bistrattati gli atteggiamenti di insofferenza degli studenti X, e ritenuti come malsani, senza mai capire che non erano i ragazzi il problema, ma il metodo che gli veniva imposto.
Per troppo tempo si è ignorato il valore dell’elaborazione dell’apprendimento con modi e i tempi, che non possono che essere soggettivi. Per troppo tempo si è cercato di omologare, indirizzare, soffocare la personalità con ingerenze di ogni genere.
Non vedo molto cambiamento … e purtroppo io credo che il cambiamento sia difficile, specialmente se i gestisce il potere continua a portare avanti modi vecchi . C’è ancora troppa chiusura a tutti i livelli.


#7

Il cambiamento non è mai facile e per sua natura incontra resistenza. Ci sono ambiti in cui correrà per forza più veloce ed altri in cui sarà più difficoltoso. In Italia siamo indietro, è vero. Ma se il cambiamento non fosse iniziato scuole come la senza zaino non esisterebbero, non ci sarebbero laboratori di coding, robotica, in sostanza non ci sareste voi. La cosa più sorprendente di questa esperienza , fino ad adesso, per me é stata l’adesione di educatori, insegnanti e professionisti che stanno lavorando per cambiare il mondo dell’apprendimento. Che ci credono. Per cui si è una sfida, alle volte si fa un passo avanti e tre indietro ma anche la scuola sta cambiando. @cyberparra tua figlia non ne ha beneficiato, ma per il mio, per esempio, il prossimo anno ci sarà una scuola diversa da quella che io conoscevo. E di questo sono grata a tutti gli insegnanti che nonostante la retribuzione e le condizioni di lavoro, si sono rimboccati le maniche per cambiare le cose. Scusate la retorica, ma il tema mi è molto caro! Buon venerdì.


#8

Non possiamo parlare di scuola basandoci sulla nostra casistica altrimenti vi posso dire @cyberparra e @raffaella_micheli che noi abbiamo avuto delle maestre stupende con i miei tre figli, due con iniziali difficoltà di apprendimento (completamente risolti, e anch’io le ho avute fino alle medie).
Poi l’esperienza delle medie è stata diversa; una terrible , insegnanti che neanche facevano lezione , mentre l’altra meravigliosa.

X o A la crea una valutazione non corretta, se fosse diversa come è in Svezia, non ci sarebbero etichette per i ragazzi.

Cominciamo a chiederci quali siano i criteri per valutare se una scuola sia in grado di supportare e sviluppare i talenti.

Noi non abbiamo la tradizione competitiva delle scuole americane la nostra tradizione scolastica è molto più cooperativa, inclusiva. Purtroppo gli insegnanti sono circondati dal narcisismo dei genitori e se non terminato un certo argomento (non esistono più i programmi dal 2007) cominciano a pressare.


#9

@Bice_Rapaccini Chiaramente il materiale dei nostri commenti viene in gran percentuale da esperienza personale, e per esperienza personale io non intendo però le classi che ha frequentato mio figlio o i miei nipoti o la scuola che o fatto io. Per esperienza personale credo che si possa intendere anche la visione che ognuno di noi ha, e che si basa sulla conoscenza della scuola che abbiamo. Può derivare da letture o esperienze di altri. Certo non sono una persona che lavora nell’ambito scolastico, e probabilmente ho una visione parziale della situazione, tuttavia per una serie di motivazioni conosco diverse situazioni sula mentalità che purtroppo regna sovrana. Se in qualche scuola non ci sono zaini, in altre si fa codice, e in altre ancora ci sono insegnati speciali, non vuol dire molto. O almeno non ciò che vorrei sentire io sul cambiamento.
Il cambiamento dovrebbe essere totale e in tutto il territorio nazionale, non locale e a macchia di leopardo. La diversità con la scuola italiana la vedo e l’ho vista con le scuole che sono in altri paesi in particolare nel nord europa, ho amici danesi, olandesi, e tedeschi, insomma inutile fare l’elenco; le cose in altri paesi sono più nuove aperte e più semplici. Vogliamo fare un esempio semplicissimo? In Olanda non ci sono mense scolastiche i bambini si portano da casa ciò che vogliono, sono solo off limits alcune cose come le merendine, le bevande gassate ecc. Questo argomento dell’alimentazione è un approccio educativo, insegna diverse cose, scoraggia lo spreco, e rispetta le identità e credo delle famiglie di origine in una società sempre più mista dal punto di vista culturale, senza omologare o penalizzare.


#10

Appunto ci dobbiamo sganciare da questo modo di pensare e capire se è possibile misurare. Il sistema educativo tedesco e olandese è molto differente da quello scandinavo. I tedeschi e gli olandesi hanno un sistema scolastico selettivo (che non mi piace per niente), e che decide in base a dei test attitudinali. Cominciano a 9 anni, e se non sai bene la lingua sarà difficile proseguire gli studi come desideri ed iscriverti al ginnasio. La scandinava non ha voti (aspetto importantissimo) , fino almeno alla scuola dell’obbligo né bocciano, né rimandano, se non in particolari condizioni. Ciò non vuol dire che non ci siano valutazioni, si valuta ma il bambino non è etichettato, non è un sistema competitivo. E’ diverso. i sistemi educativi ce ne sono tanti.

Ma qual è il sistema educativo migliore per sviluppare la creatività ( e tutte le altre competenze chiave?)
Come lo misuriamo? I test OCSE PISA possono essere validi?

Quanto pesano le diferenze socio economiche SUD/ NORD nel nostro paese?
Negli OCSE /PISA Nord Est e Lombardia risultano con valori superiori o uguali alla Finlandia, la Calabria è tra il Messico e il Cile. Siamo sicuri che il problema sia del sistema educativo italiano che abbiamo?

Sulla carta le nuove leggi e i decreti attuativi hanno dato un grande impulso in questi ultimi dieci anni, siamo arrivati alla didattica per competenze, ai compiti autentici, a cominciare a dare meno importanza (spero lo tolgano proprio) all’esame di terza media. Ma come dice Andeas Schlicher "La cultura crea il sistema.". E’ un sistema complesso. E il ostro Paese è tanto complesso.


La mia Scuola immaginaria sarebbe:
#11

Credo che una buona sintesi del “perché esiste la scuola” e perché è strutturata in larga parte in un modo che “non ci piace” l’abbia data Ken Robinson:

Oggi tanti sostengono che la scuola deve cambiare e usare metodi “innovativi” per preparare ad un nuovo futuro del lavoro (che in realtà è già presente!). Sembrerebbe quindi che la giustificazione nel cambiare i metodi e gli ambienti scolastici sia dettata da esigenze esterne, anziché da necessità e carenze interne (come. ad esempio, la dispersione scolastica).

Quindi secondo me se poniamo come unico obiettivo della scuola il preparare i giovani ad un futuro lavorativo (che magari oggi nemmeno esiste) stiamo sbagliando “mira” e di fatto stiamo cercando di risolvere nuovi problemi con la stessa mentalità che li ha creati.


#12

Molto interessante il confronto con altre realta’… (spero di riuscire ad approfondire). Da genitore ho domande, preoccupazioni ed aspettative. Vorrei che mio figlio riuscisse a scegliere a cosa interessarsi, perche’ gli stimoli sono tanti e piu’ ce ne sono piu’ mi sembra alzino un corazza difensiva. Mi sembra che piu’ stimoli e rumore ci sia intorno piu’ devono essere capaci a gestirlo, ad ascoltare ed ascoltarsi, ed a collaborare.

Mi chiedo se si stiano creando percorsi di formazione paralleli alla scuola… e se questo non sia inevitabile. E spero che si continuera’ a pensare a dare pari opportunita’ di scelta …per quanto possibile. Infine vorrei anche che mio figlio imparasse a concentrarsi e a fare fatica, proprio perche’ si dice che con il web si rischia di andare nella direzione opposta. Se si riesce ad insegnare anche a non mollare.
Un genitore un poco preoccupato


#13

Per non sembrare pessimista come nel post precedente, aggiungo una cosa che mi fa riflettere.
Mi sembra esista un piacere particolare nei giovani a trasmettere le proprie conoscenze coi i “tutorials”.
E’ una cosa fantastica, come se il desiderio di collaborare, essere utili, condividere sia piu’ forte della competizione, specie nei bambini. :slight_smile:
Una proposta per la scuola… mettete in cattedra i bambini :slight_smile:


La mia Scuola immaginaria sarebbe: