LCL

[Riflessione settimana 2] Pensando al Coding


#1

L’esperienza con Scratch ha cambiato il modo in cui pensate alla programmazione / coding?
Cosa pensavate della programmazione prima? Cosa pensate adesso?

Condividete i vostri pensieri e discutete con gli altri!


La diversa visione di LCL rispetto a Code.org
[Week 2 Reflection] Thinking about Coding
[Week 2 Reflection] Thinking about Coding
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#5

Nel corso dell’anno scolastico appena terminato ho realizzato nella mia classe terza di scuola primaria varie attività laboratoriali e progettuali a carattere interdisciplinare, che hanno reso la proposta formativa più incisiva e hanno permesso la realizzazione di percorsi formativi inclusivi e, come tali, sempre più rispondenti ai bisogni e ai processi di insegnamento-apprendimento.
Sono stati strutturati percorsi per sviluppare il pensiero computazionale, utilizzando Scratch come ambiente d’apprendimento per imparare a programmare. Acquisire un linguaggio di programmazione permette di sviluppare il pensiero logico, il pensiero computazionale e algoritmico, apprendendo delle strategie per il problem-solving che si riverberano positivamente anche nelle altre discipline. I bambini hanno creato divertenti storie interattive, giochi e animazioni. Stava a loro animare, far prendere vita, imparare a fare muovere i loro personaggi in un certo modo. Più che esercizi sembravano giochi; i bambini hanno giocato e vincere ogni sfida ha significato risolvere problemi; piccoli problemi come evitare un ostacolo o di farsi catturare da uno dei personaggi cattivi della storia… Per risolvere il problema si son dovuti impegnare per capire quale potesse essere la possibile soluzione. Intanto inconsapevolmente hanno scritto righe di codice informatico, ma ciò che conta è che hanno imparato a raggiungere un obiettivo, hanno imparato non solo a programmare, ma a programmare per apprendere.


#6

Ho imparato a programmare da ‘grande’ e non avevo nessun tipo di esperienza con la programmazione, trovo che sia estremamente gratificante e divertente. Inoltre aiuta ad affinare la capacità di risolvere problemi e organizzare in modo fluido il ragionamento. La prima volta che ho fatto la mentor in un CoderDojo insieme ad altri ero abbastanza preoccupata, soprattutto per cosa mi avrebbero chiesto i bambini, al tempo sapevo fare pochissimo su Scratch. Ma me la sono cavata alla grande proprio come dice Mitchel Resnick: “I mentor non devo dire ai bambini come si fa o come dovrebbero fare, ma li devono aiutare facendogli domande,che li facciano arrivare a capire da soli la soluzione”.Feci proprio così. Lo scorso anno sono riuscita a portare Scratch in una scuola primaria qui in Toscana una classe quinta, ero la sola, nei vari appuntamenti con i bambini, che conosceva Scratch. Gli incontri sono riusciti benissimo i bambini erano entusiasti e non vedevano l’ora di poter affrontare un nuovo argomento.Hanno imparato tantissimo.


#7

Indubbiamente il linguaggio visuale a blocchi di Scratch è abbastanza facile da usare ed ha il pregio di avvicinare in modo anche gioioso i bambini alle attività di programmazione. Personalmente lo uso nelle sue varianti anche per programmare nel mio percorso di robotica educativa.


#8

Prima di conoscere Scratch realizzavo complessa e distante quella parte relativa alla programmazione e al coding; in seguito la scoperta del il linguaggio visuale a blocchi ha manifestato quelle caratteristiche che mi hanno coinvolto, quindi la chiarezza espositiva e la facilità d’uso. In modo particolare mi piace l’idea che per codificare qualcosa si deve pensare logicamente su ciò che è necessario fare. Per fortuna esiste il supporto continuo di chi utilizza questo tipo di programmazione, mi riferisco alla community e alla funzione Remix: l’aspetto sociale della condivisione è stata una vera sorpresa, direi quasi una rivoluzione.
E’ interessante che il processo che è in corso si possa costantemente modificare: quindi riprovare, aggiungere, rivedere, perfezionare il proprio progetto risulta non solo intrigante, ma soprattutto creativo e aperto a tante soluzioni.


#9

Nonostante avessi una lunga esperienza lavorativa pregressa nel mondo ICT, il primo impatto con Scratch (ancora non facevo il mestiere di educatore/coach) è stato subito esaltante. Mi divertivo (e mi diverto) un sacco a fare progetti di qualsiasi tipo, e non ho mai considerato Scratch come come uno strumento solo per bambini. Queste sono le sue forze

larghe pareti - perchè si può fare qualsiasi cosa: animazioni, storie, giochi, arte, simulazioni, musica…
soffitto variabile - perchè è adeguato a tutte le capacità: da chi cominica da zero a chi è esperto e vuole alte vette da raggiungere

[…continua]


#10

Scratch mi appassiona perchè lascia spazio… all’errore. Quando più di 30 anni fa scrivevo codice per la mia HP41C, la cosa che mi affascinava di più era capire perchè il mio programma non faceva quello che volevo io. Insomma Scrach permette in maniera divertente e visuale di fare esperienza che l’errore fa parte della vita di tutti i giorni, ma che io posso anche cercare di eliminarlo, con un po’ di metodo e pazienza.
Purtroppo invece insegniamo nella scuola che l’errore è peccato e va evitato nella maniera più assoluta. Quindi scarriolate di informazioni preventive per formare alla corretta (e a pensiero unico) dottrina, da applicare in modo a-creativo.
Pertanto: VIVA L’ERRORE! Poi con Scratch impariamo come trovarlo ed eliminarlo.


#11

Scratch è molto divertente e appassionante! Ogni volta che lo apro mi perdo per ore a creare o remixare progetti! Poi i tutorial aiutano i neofiti a realizzare giochi, animazioni, ecc passo passo. Quest’anno spero di riuscire a proporlo ai miei alunni di 3° primaria, si entusiasmeranno anche loro sicuramente!


#12

Ho scoperto Scratch navigando tra i siti di colleghi, docenti generosi che condividono le loro conoscenze e le loro esperienze.
Non sapevo nulla di programmazione, ma ho intuito che poteva essere una “cosa” interessante.
Ho lasciato “decantare” il coding - e quindi Scratch - fino a quando, casualmente, ho scoperto - sempre nei siti di colleghi - che il MIUR aveva promosso già da un anno il progetto “Programma il futuro”.
Ho aderito, proponendo la partecipazione ai miei alunni. Loro andavano come fulmini, io imparavo da loro ed approfondivo a casa.
Poi ho incontrato il prof. Alessandro Bogliolo e mi si è “aperto un mondo”. Ho frequentato i suoi corsi online e - grazie a questo percorso - ho iniziato ad usare Scratch.
Della piattaforma mi è piaciuto - fin da subito - soprattutto lo spirito: Scratch è aperto e condivisibile, a tutti e per tutti!
E’ un ottimo (anzi, il migliore!) strumento che attualmente consente di fare coding a tutti i livelli.
Il mio livello è ancora assai modesto, ma confido nei nei progressi futuri: mi piace troppo!!!
Noi docenti ci impegniamo ad acquisire competenza per poi formare i nostri alunni. In realtà, prima di tutto, sviluppiamo il nostro pensiero computazionale. E la “cosa” non è male, se vogliamo “vivere il futuro”.


#13

A mio parere si deve pensare a Scratch soprattutto come a un “ambiente educativo” in senso ampio. Paragonarlo a un linguaggio di programmazione è riduttivo in quanto va visto come un tutt’uno con il sito di riferimento per l’aspetto collaborativo incentivato attraverso la pratica del remix. Del resto si impara dagli esempi, per imitazione. Il sito tiene poi traccia dei rifacimenti a catena che non è cosa da poco… quasi un social network della programmazione che fino a qualche anno fa nemmeno si sarebbe immaginato.


#14

Quando, secoli fa, scoprii il logo ne rimasi affascinata e lo provai con i miei alunni (chissà se ricordano ancora l’esperienza). Ovviamente era un po’ difficile per me che vado alla scoperta da sola. Quando, un paio di anni fa, conobbi Scratch, capii che avevo trovato l’ambiente giusto per me, anche se ancora ho un sacco di cose da scoprire e da creare


#15

Ho seguito un corso sul coding che è durato un anno, con una classe prima superiore. I ragazzi erano certo più capaci di me e siamo riusciti a coinvolgere nell’attività proprio tutti. E’ stata un’attività in cui venivano messe alla prova le capacità logiche. Credo, peraltro, che ci siano anche altri modi per sviluppare il pensiero logico e che sia un’attività più indicata per studenti più giovani. Ma è un mio punto di vista :smiley:


#16

Un articolo pilastro di M.Resnick (tradotto da @ANDferraresso) per chi si avvicina al coding è la lettura de

Un approccio diverso al coding
Come i bambini costruiscono e ricostruiscono se stessi da zero

(https://medium.com/@AndreaFerraresso/un-approccio-diverso-al-coding-b329ca82cb0c)

C’è stato proprio bisogno che prof. Resnick prendesse questa posizione perché ormai il coding è una giungla.

Perché Scratch è un ambiente di apprendimento diverso da altri sul coding?
Il coding non è il fine ma il mezzo. Spero che i miei studenti (e figli) possano diventare degli artisti: pittori, poeti, attori, cuochi, scrittori, un qualsiasi lavoro purché siano creativi nel loro lavoro e nella loro vita.

Il concetto di Remix in Scratch e la comunità di utenti e insegnanti è fondamentale per diffondere la cultura dell’open source e open knowledge, del mutuo aiuto con un approccio etico che educa alle quattro libertà di Stallman : run, study, modify, redistribute (giving credits).
Run: Libertà di eseguire il programma .
Study: Libertà di studiare il programma e modificarlo.
Modify: Libertà di migliorare il programma,
Redistribuite: Libertà di ridistribuire il programma in modo da aiutare il prossimo.

@Alessandra_Sanna @Monica_Boccoli @mariateresas
@Aquilasol @Gianchi @Antonella_Mazzobel @NicolaTroggio @aquilone @Elisabetta_Buono


#17

Ricordi del secolo scorso…


#18

Ho scoperto Scratch due anni fa quando una mia amica che ha un marito programmatore mi ha detto che pensava di proporlo a scuola durante le ore di informatica. Io all’epoca pensavo che il Coding fosse affare di pochi eletti, ma questa idea mi ha stuzzicato. Quando ero ragazzina, del resto, avrei voluto frequentare una scuola superiore per diventare un esperto informatico, ma ai miei tempi l’informatica era “roba da maschi”, così ho preferito optare per l’istituto magistrale. Dopo aver parlato con la mia amica, sfogliando una rivista per insegnanti a cui sono abbonata, mi sono accorta che c’erano fior fior di articoli sull’argomento e allora ho cominciato a leggere tutto ciò che trovavo all’argomento. Quell’estate ho frequentato anche un corso sul Coding sulla piattaforma Emma con il prof. Bogliolo e grazie a quelle lezioni ho cominciato a lavorare con Scratch. Devo dire che per quanto i miei primi progetti siano stati terribili, mi sono serviti a sperimentare. La programmazione a blocchi è talmente intuitiva che ci ho messo poco a prenderci gusto. Nel frattempo sono stata incaricata di insegnare informatica a scuola e allora ho pensato che il Coding era ottimo anche per i miei alunni. Scratch ha cambiato totalmente il mio modo di pensare il Coding da disciplina per pochi a esperienza per tutti.


#19

Anch’io ho il secondo libro!


#20

Ho scoperto Scratch durante i miei perenni vagabondaggi alla ricerca di nuovi linguaggi di programmazione. In realtà stavo “giocando” con Squeak Smalltalk e già mi sembrava un bel passo avanti in quanto ad accessibilità verso un pubblico giovane rispetto agli altri linguaggi perché i creatori di Squeak sono riusciti a rendere tutta la piattaforma manipolabile visivamente, sia la parte grafica che il codice.

Da lì mi sono imbattuto in Scratch perché la prima versione era stata creata proprio con Squeak ed è stata una vera sopresa: non avevo mai veramente riflettuto sul fatto che un linguaggio di programmazione potesse essere “non scritto”, nel senso che non ci fosse bisogno di scrivere in un editor di testo per ottenere il risultato (non sono così vecchio :wink: ma anch’io ho iniziato con computer che non avevano il mouse). Ho fatto un po’ di prove e poi l’ho accantonato fino a quando ho avuto due figlie in età scolare a cui introdurre l’argomento. Da allora non l’ho più abbandonato e sto cercando di farlo apprezzare ai ragazzi dei CoderDojo.

Per dirla tutta, ora si pone il problema contrario: passare da un linguaggio a blocchi a uno “da scrivere”. Mi sono reso conto che il salto è molto più ampio di quanto mi immaginassi e non sono ancora riuscito a gestirlo come mi piacerebbe. Intendiamoci: non è obbligatorio passare a un linguaggio testuale, ma a volte l’esigenza nasce da alcune richieste di ragazzi più grandi che vogliono fare cose che con Scratch sono difficilmente realizzabili. Allora si propone un linguaggio “da scrivere” e, per quanto siano motivati, si nota la loro espressione un po’ smarrita di fronte alle nuove problematiche che un tale strumento porta con sé: dal “dove scrivo questa cosa” agli errori di ortografia, ecc.

Di conseguenza si apprezzano ancora di più i linguaggi a blocchi: sono uno strumento molto potente a disposizione dell’espressività dei più giovani e si nota ogni giorno da quanto rapidamente riescono a padroneggiarli, almeno per le funzionalità di base.