LCL

[_Riflessione_] Scratch per creare storie (meno attenzione al coding)


#1

Vorrei confrontarmi con chi ha usato Scratch per creare storie in classe, sia scuola primaria che secondaria.
Sono un genitore e la mia modesta opinione (senza esperienza pratica) e’ questa:

  • il codice necessario e’ minimo (senza limitare la fantasia)
  • la storia ha un valore NON limitato alle materie scentifiche o al fatto di pubblicarla con Scratch
  • scratch integra immagini ed il disegno in modo naturale (sia per un libro interattivo che altro formato)
  • e’ possibile modulare il tempo necessario alle esigenze/situazioni
  • scratch NON e’ una alternativa a “PowerToon” o altro strumento che agevola la multimedialita’
  • scratch comprende un ambiente collaborativo on-line ed in aula che facilita il lavoro in gruppo
  • si integra anche con le esperienze teatrali (storyboard per una commedia da mettere in scena) scene: voce e sfondi

Grazie mille per i contributi
Francesco


#2

Salve Francesco, anch’io ho usato e uso Scratch in classe per raccontare e animare storie: le possibilità sono infinite, soprattutto se le idee e i disegni, ad esempio, sono suggeriti dai bambini.
Lo storytelling veicola tecniche, pensieri, testi già scritti o inediti che si prestano ad un lavoro collaborativo, senza dubbio. Inoltre, la narrazione di qualsiasi contenuto con Scratch richiede una progettazione che, a mio avviso, serve ai bambini per procedere con maggior chiarezza.
Per quanto mi riguarda, ho sperimentato anche l’animazione di alcuni dipinti e mi sono divertita un sacco ad immaginare quale storia si potesse celare dentro.
Ciao


#3

Grazie per la condivisione!
Qualche anno fa insieme ad altri appassionati di coding e storytelling abbiamo dato vita a

Sto ora lavorando su un curriculum per l’insegnamento della madrelingua (vivo in Svezia) utilizzando Scratch .


#4

Grazie per la citazione di Rodari e lo spunto Beatrice: con alcune classi abbiamo provato a dar vita a qualche capitolo della grammatica della fantasia


#5

Grazie per le riposte… Le storie sono uno stimolo alla creativita’ , e fanno leva sulla immaginazione e sulla condivisione . Hanno in comune al coding affrontare problemi con piu’ soluzioni (come fare a raccontare).
Scratch tramite i blocchi offre strumenti base per rappresentare una storia , manca forse anche una raccolta di soluzioni usate nei progetti scratch (e una categorizzazione piu’ orientata)… per suggerire scelte/possibilita’ agli insegnanti o agli alunni .
Ad esempio questo lavoro https://scratch.mit.edu/projects/224076682/ lo trovo molto bello, suggerisce altre risorse (come https://www.zapsplat.com/sound-effect-category/lake/) o semplici soluzioni come l’uso del collage accessibili a molti .


#6

Buon anno @Francesco64 hai visto le risorse del sito scrtached? http://scratched.gse.harvard.edu


#7

Ho guardato il sito ma faccio fatica a trovare quello che cerco . Esempi pratici sulle storie.
Mi interessa anche l’opinione degli insegnanti e le difficolta’ che incontrano. Le storie potrebbero risultare un veicolo anche per le ragazze che sembra si avvicinano poco al coding (almeno cosi’ dicono).
Le storie richiedono una progettazione, a volte mi sembra che “learn by doing” sia interpretato come “non serve progettare” invece direi: “progetta con quello che hai”.
Buon anno a te @Bice_Rapaccini


#8

Ho remixato questo su Pinocchio. Lo pubblico soprattutto per ringraziare l’autore del lavoro originale. @ANDferraresso https://scratch.mit.edu/projects/267034022/

Remixando ho notato che:

  • i costumi (vettorizzati), possono essere creati pensando che successivamente si muoveranno braccia e gambe
  • un piccolo movimento dei personaggi basta a dare un significato scenico (agitazione, aggressivita’, etc…)
  • un piccolo movimento sullo sfondo crea vivacita’ ed interesse (lieve movimento della fiamma)
  • usare altri strumenti assieme a Scratch e’ molto utile
  • quando si pretende un animazione molto fluida, conviene approcciare “frame by frame” invece che la “marionetta” (in quel caso una funzione “onion skin” sarebbe utile)
  • la progettazione viene subito percepita come utile/indispensabile

Grazie… e remixate :slight_smile:


#9

Il PBL project based learning è ispirato proprio dal costruzionismo di Papert.
Più che learning by doing possiamo dire learning by making. Non c’è dicotomia tra qualcosa di strutturato e qualcosa di libero, oppure tinkering Vs pianificazione spinta.
Abbiamo bisogno di entrambi come nel respiro: inspirazione/espirazione.


#10

Hai proprio ragione, con le storie si veicolano tecniche ed inventano soluzioni per emulare formati tradizionali . Il valore della progettazione e’ diverso dalla sperimentazione e fa leva sulle altre qualita’ oltre che la creativita’. Forse premia i bambini che hanno gia’ imparato ad organizzare le cose o cercano la sintesi.
Ho raccolto alcune soluzioni possibili da usare nelle storie, pensando non solo all’animazione ma al libro e al teatro. Per me soluzioni sono anche usare una “voce fuori campo” o “il narratore racconta”. Mantenendo le cose piu’ semplici possibile dal punto di vista del codice.
Prendo ad esempio due progetti: https://scratch.mit.edu/projects/249332206/ by @ Tcecream
https://scratch.mit.edu/projects/170835485/ by @Antonella_Mazzobel
dove il movimento animato e’ al minimo ed il risultato e’ ottimo.

Se per un progetto collaborativo, un solo “studio” sul sito Scratch.mit.edu non basta, un consiglio e’ creare uno user dedicato al progetto …dove lo user=/nome progetto/ , e “il progetto in evidenza” e’ quello che rappresenta meglio lo stadio di avanzamento “Work in progress” o una presentazione.

I progetti sulle storie possono essere lunghi e complessi , coinvolgere ruoli diversi e durare mesi .


#11

Un po’ di dicotomia credo esiste… un approccio creativo tende ad esplorare, mentre la progettazione top-down chiede piu’ rigore e sintesi. Servono entrambe in un gruppo, ma possono cosistere nella stessa persona?


#12

una citazione controcorrente…
“Il teatro è meraviglioso, mette in scena gli stati d’animo, coinvolge mantenendo nel contempo le distanze della vita vera. È una scuola di emozioni come le fiabe per i bambini.”
Paolo Crepet