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[Attività 1] Oggetti dell'infanzia


#143

Mannaggia a me e a quando non trovavo lavoro e andavo in giro in motorino

Mannaggia a me piccino e a quando ho pensato che il sistema postale italiano era lento e antiquato

Ciao da “Un Postino”


#144

Dadi, bulloni, cacciaviti e tutti quei fori mi sono rimasti negli occhi.

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#145

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Ho incollato questa immagine anche nel Padlet. Sicuramente i libri mi hanno cambiato la vita, insieme ad una marea di altre cose che altri hanno già citato.
Un libro in particolare mi è rimasto impresso, anzi ad essere precisi era un libriccino illustrato per bambini che io e mio fratello avevamo trovato in una legnaia, e parlava di un cagnolino meticcio chiamato Sbarbo. Era illustrato talmente bene che ad un certo punto raccontava che il cagnetto lasciato solo aveva rovesciato il secchio della spazzatura che conteneva fondi di caffé e bucce d’arancia e a noi sembrava di sentirne l’odore. Lo abbiamo perso, e non ne ho mai più trovato una copia. Il mio sogno sarebbe di poter rivedere quei disegni, era stupendo.


#146

Sarà che ho un figlia ingegnere o che quand’era piccola giocavamo insieme :heart_eyes:


#147

Non riesco a ricordarmi di un oggetto specifico, ma ricordo bene che da piccolo giocavo soprattutto con i LEGO: avevo creato un mio “mondo” di pirati, costruivo navi e inventavo storie, che poi trasformavo in fumetti, spesso realizzati facendo collage e fotocopiandoli (a colori, facendo spendere un sacco a mia mamma) per ottenere i risultati finali.
Quand’ero alle medie invece volevo diventare regista, e dunque la telecamera era un modo per esplorare il mondo: scrivevo, giravo e interpretavo (insieme al mio migliore amico) film gialli, romantici o di fantascienza…

Poi ho un po’ smesso perché “dovevo studiare” :frowning:
Ma poi studiando sono diventato un informatico e un ricercatore, e ora posso aiutare gli altri, tramite la programmazione, ad animare le loro storie :slight_smile:


#148

Fantastico, questo era uno dei 3 che volevo mettere io!


#149

Sono molti gli oggetti dell’infanzia che mi sono venuti in mente.

Sicuramente hanno lasciato una forte impressione per me le lunghe giornate al mare a giocare con la sabbia, con la quale facevo di tutto: castelli, polpette, sculture de “la sirenetta”, birra.

Molti dei giochi che avevo da piccola sono ancora qui a casa mia e, dopo essere state passate da me ai miei fratelli, sono stati ereditati dalle mie figlie.
Anche chiodini, lego, giochi vari della quercetti, il grillo parlante, erano fra quelli che usavo di più. E poi colori, matite, acquerelli.

Ho scelto però di descrivere il Pallino, the Mosaik Machine. Era un gioco in cui c’erano delle palline colorate e degli schemi di colori. Bisognava essere abili, un po’ come quando si gioca con il flipper, e riuscire a far cadere le palline del giusto colore nella colonna esatta. I colori “sbagliati” andavano fatti scivolare via per un percorso più breve. Bisognava calibrare bene i colpi per riuscire a mandare le giuste palline nelle colonne infondo. Mi attraeva un po’ anche la sorte, per la quale non sapevi mai che colore avresti avuto nel prossimo colpo. E anche la semplicità del gioco: guarda quanti bei disegni si possono inventare con una manciata di palline colorate! Eccolo qui nella foto, con i segni del tempo e di due generazioni di bambini che ci hanno giocato!


#150

Anche per me questo è stato un libro fondamentale, insieme al GGG di Roal Dahl :slight_smile:


#151

Nulla di così particolare: una coperta, come Linus


#152

Io avevo due giochi in particolare preferiti: 1° era fare intrugli con qualsiasi cosa liquida e meno liquida trovassi in giro; 2° tutto quello che ora si chiama materiale tinkering. Diciamo che l’infanzia mi ha fatto innamorare della manualità, cosa che tutt’ora pratico anche se a volte il tempo è sempre tiranno.
Io penso che questi due giochi mi hanno aiutato a sviluppare una fantasia potente ed una curiosità senza fine.

All’interno dell’ambiente in cui vivo, (famiglia, amici, lavoro), ho numerosi feedback relativi alla mia creatività, penso che molto sia dettato dagli intrugli e “lavoretti”


#153

Mi piaceva moltissimo inventare storie con i pupazzetti che si trovavano in omaggio nelle confezioni. Le ambientazioni erano costruite con costruzioni varie, di diverse marche perché i Lego sono sempre costati troppo e non se ne avevano mai abbastanza. Anch’io amavo costruire rifugi con gli scatoloni e le coperte. Aggiungo inoltre le pentoline (sempre poche!) e i cibi preparati con foglie, erba, sassi e tutto quello che la natura metteva a disposizione.
Quanto tempo passato a inventare con il poco che si aveva!
Per i bambini di oggi è più difficile, le loro giornate sono programmate in agenda dai genitori.


#154

Nella figura qui sotto c’è la rappresentazione di un cartellone appeso ad una colonna della mia aula durante il mio primo o secondo anno d’asilo. O meglio, questa è la mia personale raffigurazione mentale di quel cartellone.

Sono abbastanza certo che non fosse così strutturato: probabilmente aveva una forma molto più regolare, con i vari mesi allineati a gruppi di tre, in modo da evidenziare le diverse stagioni, oppure era disegnato “a serpentone”, così che fosse più semplice memorizzarne la sequenza.
Anyway.

La potenza di questa immagine è tale, che non solo si tratta di uno dei pochissimi ricordi che ho dei primi anni d’asilo, ma che tutt’ora, quando penso ad uno dei mesi dell’anno, lo immagino come un riquadro di quel grande “tabellone”.

Se torno a pensare alla forma che ha assunto, provo a interpretarla come una necessità di dare una maggiore importanza alla sequenzialità dei mesi nella prima parte dell’anno, e tener traccia, invece, dello scandire delle stagioni nella seconda.

E ho fatto non poca fatica a cercare di riprodurre le immagini, all’epoca disegnate a pennarello, rappresentative di ciascun mese.
Molte le ricordo bene, altre probabilmente non le ho neanche indovinate. Questo aspetto probabilmente si ricollega sempre alla necessità che via via si è formata in me di avere un utile schema logico, il bisogno di astrarre e ricavarne un modello.

Quel cartellone mi serviva. Per ricordare i compleanni, per capire quando finiva la scuola e quando invece finivano le vacanze e si ritornava fra i banchi con gli altri compagni.

Questa necessità di trovare degli schemi nelle cose, ma soprattutto pensare il mondoa blocchi”, me la sono sempre portata dietro, fino ad adesso. Nel lavoro come nella vita.

(Inutile dire quale fosse il mio giocattolo preferito da piccolo :slight_smile: )


#155

Ciao, un oggetto della mia infanzia che mi ha impegnato, istruito e divertito molto (quando da noi ancora non c’era la televisione) era un kit di composizione delle forme geometriche in legno del quale mi resta questa fotografia come ricordo.
Casi
Si vede dalla mia espressione che il gioco doveva essere impegnativo per un bimbo di pochi anni. Sono passati molti anni da allora, ma quel tipo di costruzioni in legno si trovano ancora in commercio, ovunque nel mondo: QUI come altrove!
Devo dire che ho superato quelle prime difficoltà, crescendo ho maturato una grande passione per la matematica e la geometria, tanto da diventare un matematico professionista. Credo anche che quel mio giocare con le forme possa avermi predisposto alla rappresentazione di istruzioni con blocchi a incastro che suggerisce la composizione stessa di un programma in quella che oggi è la programmazione visuale a blocchi. In sostanza quel gioco ha stimolato in me curiosità e interesse nella sfida alla soluzione dei problemi.


#156

Gli oggetti della mia infanzia: sicuramente chiodini e tavoletta, che mia mamma ha conservato e con cui poi hanno giocato tutti i suoi nipotini, e la mia Barbie alla quale cucivo vestitini, ma poi mi chiedevo perchè fossero tutti storti! Tuttavia quello che forse ha influenzato le mie scelte da adulta fu un microscopio-proiettore che mio zio regalò a mia sorella e a me, munito di vetrini già pronti e da preparare, ma con una bassa risoluzione per cui quando proiettavo il mio capello, vedevo solo un filamento scuro. Sono diventata una biologa e poi un’insegnante di matematica e scienze, ed oggi mi diverto a stupire i miei alunni delle classi prime preparando vetrini con il velo della cipolla e poi vedendo le cellule con i microscopi della mia scuola.
Appena posso mando la foto di questo microscopio -proiettore, spero che la mamma lo conservi ancora.


#157

Da piccola giocavo molto ai giardini con paletta e secchiello a fare torte e castelli di sabbia.Tante volte crollavano finchè un giorno la nonna mi ha spiegato di aggiungere un po’ d’acqua…
In casa invece giocavo molto con le bambole di carta che conservo gelosamente ancora nella casa della mia infanzia . A tutte davo un nome e disegnavo vestiti nuovi.
Stessa cosa ho fatio poi con la barbie che ho ricevuto in regalo quando ero ormai grandicella( prima non c’era!!!) per cui non ci giocavo ma confezionavo vestiti .Essendo senza nozioni di taglio e cucito, li facevo a modo mio e , per infilarli, dovevo togliere la testa alla barbie o al mitico Ken. ovvero : L’ARTE DI ARRANGIARSI che mi contraddistingue ancora adesso


#158

topogigio
Batterie di pentoline, bamboline, vestitini e tanti giochi all’aria aperta. Mi piaceva Topo Gigio perché seguivo la trasmissione alla TV dei ragazzi.


#159

L’oggetto che ricordo con affetto e che ha segnato la mia infanzia è il mitico registratore della Fisher Price.
Cosa aveva di speciale? Apparentemente nulla, ma in poco tempo è diventato il mio compagno di giochi e di avventure, un cantastorie che mi ha portato lontano. Ricordo ancora il tintinnio che annunciava il cambio pagina, e allora la voce proseguiva il racconto e io mi affrettavo per non perdere il passo.
In che modo ha condizionato il vostro modo di pensare e imparare? Ha sicuramente stimolato la mia fantasia e la mia capacità di ascolto e narrazione, regalandomi emozioni e suggestioni che difficilmente la sola lettura può donare.

case_exterior


#160

Che bel ricordo!!
Anche io sono cresciuta giocando e condividendo i giochi con mia sorella ed i miei cugini!! Era bello inventarsi nuovi giochi o interpretare i personaggi di storie inventate da noi!!
@Trofimena, anche io adoravo smontare i giocattoli…sopratutto per capire come funzionavano anche se non credo di essere mai riuscita ad aggiustare le cose che smontavo :wink:


#161

Non ho foto degli oggetti della mia infanzia, ma posso dire che da piccola giocavo volentieri con le bambole. Ricordo che io e mia sorella (siamo gemelle) avevamo visto su un giornalino per bambini la pubblicità di due bambolotti neonati , Andrea e Poldina ; erano i primi anni Sessanta (eh, sì!, sono “datata”) e il nostro babbo ce li regalò per il nostro sesto compleanno. Eravamo felicissime e ci giocavamo per ore.! La nonna e la mamma avevano cucito per i nostri bambolotti molti vestititi, con gli avanzi di stoffa che rimanevano dai quelli che confezionava per noi la sarta. Vicino a casa, poi, abitava una signora anziana che di mestiere faceva la sarta per le bambole. Le bambole ,anzi, Poldina era il mio giocattolo preferito, ma mi piaceva anche giocare con le amiche e gli amici ; non avendo il giardino e il cortile, il ritrovo era la piazza del paese, il monumento a Marcello Malpighi era gettonatissimo. In barba alla sicurezza, ci rincorrevamo su e giù per i gradoni di granito; qualche capitombolo l’abbiamo fatto in tanti, ma mai niente di serio. In estate, con i miei genitori e le mie sorelle , trascorrevo le vacanze in collina, a casa dai nonni , in un luogo sperduto. Si restava quasi due mesi e insieme agli altri bambini stavamo “in giro” tutto il giorno. Qualche volta capitavano vicino a casa dei gatti abbandonati, un po 'inselvatichiti, ma … un pezzettino di pane, un piattino col latte, dopo pochi giorni ti dormivano in grembo. Tornando alle bambole, questa foto l’ho trovata sul Web; ma nei miei ricordi la mia Poldina era più bella Catturapold


#162

Anche io avevo questo Topo Gigio!