LCL

[Attività 1] Oggetti dell'infanzia


#123

Hai risvegliato in me un ricordo che avevo assopito! Grazie !!


#124

Davvero difficile pensare a un oggetto solo! dal classico Lego alle piste delle macchinine, dai gessetti con i quali disegnare mondi sull’asfalto agli scatoloni da modificare per farli diventare il Millennium Falcon, oppure le biglie, i chiodini, ma anche le bambole, le corse all’aperto e le salite sugli alberi, le Barbie, i peluche, i sassi, la bicicletta, i tantissimi libri, le canzoni, la cinepresa, le fotografie… e quindi ho pensato che non posso scegliere perché non ho UN solo oggetto come non ho UNA unica passione, UNO stile di apprendimento e una modalità di pensiero. Sono convinta che sono quel che sono ora proprio perché ho avuto una molteplicità di stimoli e di occasioni ludiche di apprendimento, senza vincoli o restrizioni. E questo mi ha insegnato ad adattarmi a diversi contesti, a saper stare insieme agli altri, ma anche da sola, a lasciarmi incuriosire ancora oggi perché non smetto mai di imparare da ogni situazione…


#125

Buongiorno a tutti,
mi chiamo Elisabetta e insegno in una scuola dell’infanzia in provincia di Bologna.
I migliori ricordi che ho da bambina, ma anche da adulta, sono sempre stati legati ad un libro.
Uno in particolare mi appassionava nella mia infanzia: una raccolta delle fiabe di Andersen ed in particolare “I cigni selvatici”.Purtroppo non ho più quel libro, ma lo ricordo in maniera vivida: era grande-quando mi sedevo e lo aprivo mi copriva tutte le gambe- e molto pesante, la copertina era verde scura e dava la sensazione della stoffa sotto le dita (tipo broccato) e le immagini avevano tinte pastello, molto delicate, ma molto suggestive.


#126

La mia passione era il Meccano. Mi avevano regalato una magnifica scatola con un sacco di pezzi.
A differenza di oggi, dove i bambini sono “pilotati” a creare un oggetto specifico con relative istruzioni di montaggio, non c’erano limiti alla fantasia di realizzazione. Dal Meccano alla meccanica il passo è stato breve; ho smontato tutto quello che mi capitava per le mani, per il piacere di capire come funzionassero.


#127

Gli oggetti della mia infanzia che più mi hanno influenzata sono stati i mattoncini Lego. Ero affascinata da come semplici blocchi potessero costruire se assemblati in modo creativo costruzioni tanto simili alla realtà (palazzi, macchine da corsa ecc). Le mie creazioni e il limite dei mattoncini che possedevo sicuramente non mi facevano arrivare a quei risultati grandiosi che vedevo e vedo ancora nei negozi, ma stuzzicavano la mia fantasia e mi davano soddisfazione quando riuscivo a costruire qualcosa di bello.


#128

Sicuramente i mattoncini Lego sono stati parte integrante della mia infanzia e sono ancora presenti nella mia vita da adulta. Ma l’oggetto dell’infanzia al cui ricordo sono più legata è l’astronava fatta di scatole di cartone, costruita insieme al mio migliore amico, che ci accompagnò per mesi nelle nostre avventure spaziali.


#129

Il LEGO prima e il Commodore 64 dopo.


#130

Quando ho letto gli ingranaggi della mia infanzia, sono riaffiorati molti ricordi. I miei giochi preferiti erano diversi, ma in particolar modo ricordo la mia passione per i chiodini con cui creavo disegni coloratissimi. I puzzle, passione che ho conservato nel tempo e che mi aiuta tutt’oggi a passare dei momenti piacevoli di calma e concentrazione. Ma più di tutti amavo il mio Mangiadischi portatile arancione.Lo portavo con me ovunque e lo utilizzavo come strumento fondamentale quando giocavo a fare la detective nella soffitta della casa dove sono cresciuta. Ha accompagnato molti miei pomeriggi e mi ha avvicinato alla musica e alle favole sonore. Allego la foto anche se purtroppo non è il mio perchè non sono riuscita più a trovarlo.


#131

i miei giochi preferiti erano i chiodini e le costruzioni… ci costruivo qualsiasi cosa… stavo ore al tavolino costruendo

index


#132

Gli ingranaggi LEGO, che a me bambina era proibito avere.

Ho cominciato a capire molto presto, dai giocattoli, che in una società con modelli predefiniti per le “femmine” e per i “maschi” non avrei avuto vita facile.

Alle elementari la maestra diceva che ero brava in matematica e che questo era “strano per una femmina”. E per mia disgrazia a Natale ancora non c’era modo di avere una bella scatola di ruote dentate da aggiungere ai miei mattoncini.

Da ingegnera ormai cinquantenne amo accompagnare i miei ragazzi, ma soprattutto le mie ragazze, nel prepararsi ad affrontare le gare di robotica e adoro vedere i loro occhi luccicare per ogni nuova idea e per ogni nuova scoperta.


#133

Durante la mia infanzia ho giocato con oggetti vari, mi ricordo delle bambole, del lego, del pongo e della plastilina. Ero affascinata dai pastelli colorati per tracciare righe e percorsi sui fogli bianchi! Non sono un’artista e non ho attitudine per il disegno, ma i colori li trovo ancora affascinanti!
Daniela


#134

Come ti capisco. Mi ricordo ancora un natale alla scuola dell’infanzia in cui mi toccó una bambola perché il camioncino le maestre lo davano solo ai maschietti. E mio padre fu pure convocato perchè era molto strano che la bambina avesse scelto jeeg invece del cicciobello :wink:


#135

Ciao Nadia, il tuo ricordo è molto interessante perché pone un tema importante quale quello della differenza di genere nei modelli. Quando le tecnologie diventano strumenti educativi, scatta subito la percezione che i maschietti siano più bravi o più “portati” (parola orribile…)


#136

L’oggetto che mi affascinava tantissimo quando ero piccola era lo spirografo.
Si trovava dentro i pacchetti di patatine e passavo ore a disegnare curve e spirali e a cercare di capire come fosse possibile che oggettini apparentemente così semplici permettessero di ottenere disegni tanto complessi.
Non ero colpita dagli ingranaggi, ma dalle curve rappresentate e a volte cercavo di riprodurre quelle più semplici con i pattini a rotelle, altri oggetti che hanno accompagnato la mia infanzia.
Ho giocato tantissimo anche con i lego, ma costruivo solo casette, e con i chiodini colorati.
Gli spirografi che trovavo nelle patatine erano simili a questi


#137

Un gioco che ha nella mia memoria è legato alla mia primissima infanzia è la trottola. Purtroppo non ho ricordi dei momenti di gioco perché ero abbastanza piccola ma è rimasto sempre impresso nella mia mente il giocattolo (che ora non ho più) tanto che è uno dei primi giochi che ho comprato ai miei bambini.
Invece ricordo la passione successiva per i puzzle…montavo e rismontavo in continuazione , cercando di volta in volta di migliorare il tempo impiegato . Utilizzavo sempre il criterio di completamento di immagine e mai criteri più tecnici come la forma dei pezzi …usavo la visione di insieme.Se ora ci ripenso mi rendo conto che quando ora studio o imparo qualcosa di nuovo ho bisogno prima del quadro generale senza cui non posso scendere poi nei dettagli ne’ fissare bene le idee.


#138

So che suona un po’ nerd ma l’oggetto della mia infanzia che ha cambiato il mio modo di pensare è il mio Commodor 64. Con il basic pian piano ho capito che avrei potuto creare qualsiasi cosa volessi. Qualsiasi idea poteva essere creata, eseguita e un disegno addirittura stampato!


#139

Bellissima esperienza!


#140

Ciao a tutti! Più che un gioco preferito avevo un luogo preferito: la cantina di casa, dove il papà teneva tutti i suoi strumenti da elettricista. Io mi rifugiavo spesso lì e montavo (e difficilmente) rimontavo di tutto. Mi perdevo ore e ore. Ancora oggi mi è rimasta questa passione: capire come funzionano oggetti, elettrodomestici, radio, tv.


#141

Non c’è nulla di male se suona un po’ nerd :wink:


#142

Io ricordo il tempo passato a pulire con l’alcool le piste ed a guardare i contatti striscianti che permettevano ai motori di girare. Schiacciavo la punta in moda da sollevare le ruote retrostanti che giravano all’impazzata non avendo attrito. Il joystick per regolare la potenza era un avvolgimento su cui strisciava lo stantuffo, in sotanza una resistenza variabile. Grazie per il ricordo :slight_smile: