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[Attività 1] Oggetti dell'infanzia


#63

Certo è difficile scegliere! Leggendo gli altri post ho giocato anche io un po’ con tutte le cose citate: pongo, tempere, chiodini, lego, biciclette, bambole, fiori e rametti raccolti per il giardino… Ho avuto la gran fortuna di vivere in una casa con un cortile e tanti bambini, esperienza che vorrei tanto che anche i miei figli potessero condividere (ma al giorno d’oggi, per assurdo, il regolamento di condominio VIETA il gioco in cortile e noi non ne abbiamo nemmeno uno!)

Ad ogni modo, l’oggetto cui ero più legata era l**'enciclopedia delle favole del mondo**. Una dozzina di libri rilegati, splendidamente illustrati che io ho venerato finché non è andata persa in uno sciagurato trasloco. Ho imparato a leggere su quei libri, prima ancora ho imparato il gusto della narrazione e dell’illustrazione.

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#64

È una discussione interessante più in generale sul concetto di Oggetti dell’Infanzia. Credo che verrà presto fuori :wink:


#65

Quello che ha sicuramente influenzato la mia vita è stato un libro, anzi, una serie di libri. A casa avevamo l’enciclopedia “I Quindici”, una raccolta di quindici volumi per ragazzi. In realtà era stata acquistata anni prima per mio fratello, ma lui l’ha praticamente sempre ignorata, invece io ci perdevo le ore a sfogliare tutti quei volumi. Erano divisi per argomento e c’erano ovviamente alcuni volumi che mi piacevano di più come quelli delle fiabe o dei personaggi famosi o quello dei luoghi. Quanto adoravo sfogliare quelle pagine e perdermi nelle foto o nei disegni! Mia madre perdeva la voce a leggermi la favola di Ricci d’oro e i tre orsi! Poi ho imparato a leggere e passavo le ore in mezzo a quelle pagine a fantasticare…forse grazie a quei libri che è nata in me la passione mai sedata della lettura, la curiosità e la voglia di esplorare nuovi luoghi, viaggiare…Ci ho pensato un po’ ma sì credo che sono stati proprio “I Quindici” a dare l’impronta di quello che sono ora.


#66

Condivido pienamente ciò che ha scritto @Paola sui puzzle: una passione da bambina, uno stile di vita da adulta. A questo aggiungo un libro che ho letto e usato tanto: il Manuale delle Giovani Marmotte, una giuda del fai da te e del learning by doing. Ho messo lì le mie radici di creativa e oggi creo con la tecnologia, in particolare con la stampa 3D.


#67

Il mio gioco dell’infanzia erano delle costruzioni ma in legno formate da varie forme geometriche tridimensionali e di diversi colori passavo ore a costruire oggetti immaginari. Poi crescendo Lego e Legno e chiodi per costruire vere capanne


#68

Io ho sempre giocato con bambole e poi con i gatti che proliferavano nella mia casa di campagna. Anche loro venivano vestiti e nutriti come fossero bambole o meglio ancora bambini. In effetti la mia vita è ricca di bambini insegnando.


#69

I chiodini sono stati tra i miei giochi preferiti…immaginazione ed esperienza in continua sperimentazione.Mi piaceva davvero tanto giocarci.!


#70

Ciao, da bambina amavo i chiodini, le costruzioni e i puzzle, ma la cosa che mi piaceva di più era creare con le forbici e la colla, ancora adesso i miei familiari hanno un ricordo di me da bambina sempre con questi strumenti in mano, pronta a realizzare casette dalle architetture futuristiche, scenografie per i teatrini in cui facevamo recitare i Play Mobile e i Mini Pony, modelli di vestiti per le mie adorate Barbie e biglietti pop up dagli effetti strabilianti!


#71

Puzzle e mattoncini di sicuro. Però se devo scegliere un oggetto che ha in qualche modo avuto un ruolo importante nel mio successivo percorso di apprendimento, allora scelgo l’armonica. Interi pomeriggi a cercare da autodidatta le note giuste per suonare ciò che volevo. Questo autoapprendimento mi è stato utilissimo dopo. Non aspettavo che una cosa mi venisse spiegata/insegnata da qualcuno. Cercavo delle fonti piu o meno affidabili e mi mettevo a studiare. Inglese, tedesco, computer, storia della musica, astronomia… Qualsiasi cosa mi ha incuriosito non ho aspettato “istruzioni” dall’alto, insomma… E sono ancora così :grin:


#72

Sono antonetta il mio oggetto dell’infanzia che ha influenzato la mia vita era Cicciobello e una macchina da scrivere che mi ha regalato mio padre dalla germania


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#74

I miei oggetti preferiti da piccola erano i colori: i pastelli, i pennarelli e sopratutto i barattoli di colori a dita che mi comprava mia madre. Ho sempre disegnato bene e in seguito ho usato questa abilità per creare del materiale per i miei piccoli studenti


#75

Ciao a tutti…io adoravo disegnare fumetti…e creavo storie nella mia mente con queste figure femminili molto seducenti.In più amavo vestirle e creare abiti…tutto in bianco e nero!


#76

Il LEGO sicuramente, mi piaceva costruire cose, in particolare ho avuto il periodo da egittologa e costruivo sfingi e piramidi, poi è arrivato il Lego spazio e allora costruivo astronavi. Mi piaceva combinare i mattoncini per creare forme sempre nuove. Poi ho studiato architettura e sono diventata programmatrice e credo che tutto questo abbia molto a che fare con il Lego e con la mania di smontare i giochi per scoprire come funzionavano gli ingranaggi.


#77

Da bambina amavo anch’io i chiodini e la palla super santos. Però gli oggetti più amati erano uncinetto e filo che ho imparato ad usare molto presto. Amavo trasformare semplici fili in altri oggetti. Con la lana e il cotone realizzavo vestitini per barbie o cappellini, poi mi è venuta la mania del filo di rame preso dai fili elettrici o da rivestimenti di motori vari per creare orecchini, collane, ecc… Però leggendo il saggio di Seymour Papert mi sono tornate i mente tante cose, ad esempio l’amore per l’uncinetto mi ha portata ad imparare subito a leggere schemi dove i diversi simboli corrispondevano a determinati punti, a contare punti ecc. per cui amavo le addizioni ma ho trovato molta difficoltà con le moltiplicazioni. In pratica, se dovevo moltiplicare 3x4 trovavo più semplice e veloce immaginare 3 punti ripetuti quattro volte per arrivare al risultato 12 che non memorizzare direttamente la tabellina! strano vero?


#78

Grande Marco!
sono molto d’accordo con te. Anch’io sono in crisi su quale oggetto ;(
Mentre leggevo Papert mi sono venute in mente le domeniche che passavo con la mia famiglia e amici sul Carso, nei boschi vicino a Trieste; leggendo mi sono tornati in mente quei momenti e la sensazione di scoprire attraverso l’esplorazione e i tentativi nel costruire le capanne.
I rami o “i legni” oltre a quello che dici tu diventavano muri e tetti!
Ogni domenica una casa/capanna diversa in un luogo diverso.
A volte dopo mesi o anni tornavamo nello stesso posto e certe capanne erano anche lì!

non so ancora se troverò qualche altro oggetto, ma questo ho pensato e appena ho letto il tuo non ho potuto non scrivere!

Legni e Campanne
daniele


#79

Da piccolo ero un ragazzaccio, sono cresciuto, assieme a tanti altri bambini, in mezzo ad una strada, diceva mia madre. Mi spiego, allora la mia famiglia abitava in una casa composta da un piano terra (due stanzette) ed un primo piano (la stanza da letto dei miei genitori, un WC, ed un sottoscala). Io dormivo al primo piano nel sottoscala. Durante tutto il giorno si stava a piano terra, e spesso, per non dire quasi sempre, uscivo per giocare con i ragazzi del quartiere. Il gioco preferito per tutti era il pallone da calcio, in stradine strette e con i balconi fatti in ferro a doppio T e lastre di marmo, spesso vetuste. Infatti, ricordo che un pomeriggio mentre si giocava, qualcuno a lanciato la palla molto in alto colpendo uno di quei ferri a sostegno del balcone, arrugginiti. Ricordo di aver preso l’iniziativa perché volevo intervenire per dare una testata e fare goal, ma assieme al pallone stava scendendo un terminale dei ferri a doppio T, grande quanto un pugno chiuso, Ho colpito la palla con la testa, ma ho preso di striscio anche il ferro. Nella foga del gioco non ho sentito assolutamente niente, tranne le grida dei miei compagni che mi avvisavano che avevo la faccia, la maglietta e tutto il corpo pieno di sangue, un fiume di sangue. Insomma quell’esperienza mi è costata ben 3 punti in testa.


#80

La prima vittima dei miei esperimenti è stata la parete dell’ingresso di casa: un foglio enorme dove poter disegnare, e da allora non ho smesso… Ma tra i preferiti sicuramente i mattoncini lego, la corda per saltare, il gesso per disegnare il gioco del “pincaro” ( campana, in italiano), la cassetta degli attrezzi di mio padre e gli aghi e i pezzi di stoffa dalla Singer di mia madre. Il più magico però stato un minuscolo caleidoscopio trovato in un uovo di pasqua: le forme e i colori che cambiavano continuamente mi ipnotizzavano


#81

L’oggetto della mia infanzia mi ha seguita in forma sempre più tecnologica fino a oggi (walkman, lettore cd, mp3…). La musica è stata un elemento fondamentale nella mia vita e spesso è stata l’input dei “miei processi creativi”. Anche nelle classi in cui lavoro la musica è sempre presente, come momento didattico ma anche come sottofondo.


#82

I mitici quindici… anche l’odore delle pagine era particolare